La parola ai tifosi. Intervista a Valentino Petralito

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Foto di Salvatore La Marca
Noto. Si decideranno in nove partite le sorti in campionato del Noto. Nove finali in cui Capitan Giarratana e compagni avranno bisogno di tutto il supporto dei loro supporter. Perché, si sa, il Noto Calcio non può esistere senza i suoi tifosi, protagonisti di ogni cavalcata. Nel rinnovato clima di entusiasmo verso i colori granata, Valentino Petralito, responsabile del gruppo Ultras Noto 1963, ricorda l'ultimo periodo d'oro del calcio netino, coinciso con l'esperienza del suo gruppo, che per il Noto ha dato tutto. 
"Abbiamo cominciato la nostra avventura nella stagione 2005/2006. Mentre il Noto, trascinato da Graziano Zani, vinceva il campionato di Prima Categoria, noi ci ricompattavamo. Creammo un nuovo gruppo che prese il nome di Ultras Noto Curva Sud. Eravamo i vecchi Ultras degli anni Novanta, e a noi si aggiunsero elementi nuovi". 
Sugli anni che portarono al ritorno in Serie D, prosegue: "più si sale di categoria e più si ha la possibilità di misurarsi con altre realtà, sia sportive, sia di tifo organizzato. Nei tre anni della Promozione abbiamo stretto una grandissima amicizia con gli Ultras del Caltagirone, nell’anno di Eccellenza ci confrontammo con diverse piazze”.
Foto di Salvatore La Marca
Con l’approdo nell’allora quinta serie nazionale, il cambio di denominazione – al 'Palatucci' non c’erano curve, quindi il gruppo prese il nome di Ultras Noto 1963 in onore dell’anno in cui avvenne la seconda rifondazione – e l'incontro con le varie compagini del meridione, fra matricole terribili e nobili decadute: "in Serie D cambiò ancora una volta tutto", sorride nostalgicamente, "perché dovemmo adattarci ad una realtà completamente nuova. C'erano tifoserie fantastiche, a cominciare da quella di Cava de' Tirreni. Nel loro stadio si respira l’autentica aria Ultras. Nei vari anni di Serie D, sostenendo e difendendo la squadra netina, abbiamo avuto l’occasione di calcare le tribune di Cosenza, del 'San Filippo' e del 'Celestri' di Messina, stadio, quest’ultimo, bellissimo e storico, dove l’acustica dei cori era da brivido. Poi la nostra avventura è finita": a fare traboccare il vaso, la proposta di un comprensorio calcistico fra Noto e Palazzolo Acreide. "A nome dei tifosi rifiutai l’idea. Ricordo di aver chiesto all’allora Sindaco e agli allora dirigenti il colore che avrebbe avuto la fantomatica maglia, perché per noi esiste solo il Noto e la maglia granata". Fra i ricordi più belli dell'avventura in Serie D, la grande amicizia col Siracusa - spettacolari le coreografie nei due derby -, il gemellaggio con i tifosi del Sambiase e la trasferta di Cava de' Tirreni, "come la conoscenza di tante altre piazze che ci hanno sempre rispettati, anche se, naturalmente, ogni esperienza - come ogni partita - è stata una bella avventura".
Foto di Salvatore La Marca
Un'avventura, quella del tifo organizzato netino, che non è ancora finita: "siamo tutti cinquantenni ormai, ma il sangue è ancora molto caldo. Un vecchio blocco Ultras sta tornando allo stadio affiancando i Boys, che stanno mettendo anima e cuore per sostenere la causa granata".
In chiusura c'è spazio per un piccolo aneddoto. "Una volta, in un memorial di Siracusa al quale partecipammo insieme agli Ultras di Juve Stabia e Catanzaro, incontrammo qualche ultrà del Paris Saint Germain ed uno di loro, appena vista le nostre pezze, rigorosamente fatte a mano, rimase sbalordito e ci fece i complimenti". E chissà che, un giorno, le pezze degli Ultras Noto non tornino a colorare il 'Peppino Rizza'.
 
Francesco Testa